Parte III - L'astrometria verso lo spazio: la guida galattica dei cartografiDurante la prima metà del XX° secolo, i cataloghi stellari derivati dai telescopi terrestri sono cresciuti in dimensioni e precisione, ma poi hanno raggiunto il loro limite. Lo sfarfallìo causato dall'atmosfera terrestre ha impedito ulteriori miglioramenti in astrometria fino a quando non è stato possibile osservare le stelle direttamente dallo spazio. La missione ESA Hipparcos ha immesso in orbita il primo telescopio spaziale dedicato al rilevamento della posizione delle stelle. Operativo dal 1989 al 1993, Hipparcos ha permesso agli astronomi di mappare posizioni, velocità e distanze di più di 100.000 stelle con una precisione senza precedenti. La missione ESA Gaia è l'astrometria del XXI° secolo. Basata sull'eredità di Hipparcos, traccerà un miliardo di stelle esplorando la composizione, l'origine e l'evoluzione della nostra Galassia.
Alla fine del XIX° secolo, la fotografia e la spettroscopia rappresentarono una vera rivoluzione in astronomia. La spettroscopia ha permesso agli astronomi di analizzare la composizione chimica di stelle e nebulose lontane, altrimenti inaccessibili. Con l'uso della fotografia essi riuscirono a tracciare il cielo con una precisione e una sensibilità fino a quel tempo impossibili da ottenere.
Misurando le parallassi stellari su grandi rilievi fotografici, gli astronomi iniziarono a fissare le distanze di un gran numero di stelle vicine al Sole. Nel 1924, Frank Schlesinger, un astronomo americano pioniere dei metodi fotografici, pubblicò un catalogo con le posizioni di quasi 2.000 stelle con una precisione di circa un centesimo di arcosecondo. Con questa precisione, che corrisponde al diametro della Luna piena diviso 180.000, gli astronomi poterono sondare distanze stellari ad alcune decine di anni luce dalla Terra.
Immagine a lato - il telescopio rifrattore da 102 cm del Yerkes Observatory nel Wisconsin, USA, utilizzato da F. Schlesinger agli inizi del 20mo secoloVedere più lontanoSebbene le distanze dedotte attraverso la misurazione della parallasse siano limitate, sono di vitale importanza per la calibrazione di metodi indiretti che possono essere utilizzati per distanze cosmiche ancora maggiori, al prezzo di una minore precisione. Questi indicatori secondari di distanza si basano sul confronto tra luminosità rilevata e luminosità intrinseca di una stella, dato che la luminosità intrinseca può essere stimata sulla base delle altre proprietà osservate di quella stella.
Uno di questi metodi può essere applicato per determinare la distanza degli ammassi stellari: quando gli astronomi confrontano la magnitudine rilevata e il colore di stelle appartenenti a un ammasso con le previsioni di modelli di evoluzione stellare, possono stimare le loro luminosità intrinseche e, da queste, la distanza dell'ammasso stellare. Questo metodo, che può essere applicato ad ammassi stellari di tutta la nostra Galassia, è noto come raccordo della sequenza principale (N.d.T.: in inglese "main-sequence fitting" - vedi Wikipedia IT (https://it.wikipedia.org/wiki/Sequenza_principale)); il termine
sequenza principale si riferisce all'epoca (https://it.wikipedia.org/wiki/Epoca_(astronomia)) del nucleo nella vita di una stella, in cui l'idrogeno viene bruciato e convertito in elio nel centro stellare.
Un altro metodo per stimare le distanze, che può essere applicato anche ad altre galassie oltre la Via Lattea, si basa sull'osservazione di specifiche classi di stelle e galassie - note come candele standard (https://it.wikipedia.org/wiki/Candela_standard) - la cui luminosità intrinseca può essere valutata da altre proprietà.
Le Variabili Cefeidi - un tipo di stelle variabili - sono diffusamente usate come candele standard. Nel 1908, l'astronoma americana Henrietta Leavitt aprì la strada allo studio della variabilità delle Cefeidi mentre analizzava rilievi fotografici del cielo australe. I suoi risultati suggerirono l'utilizzo di questa classe di stelle per misurare le distanze cosmiche, perché il periodo delle loro variazioni è direttamente correlato alla loro luminosità intrinseca. Prima che si potessero usare le Cefeidi per stimare le distanze, il metodo doveva essere calibrato misurando indipendentemente la distanza di un campione prossimo di stelle simili. Questo accadde nel 1913, quando l'astronomo danese Ejnar Hertzsprung misurò la parallasse di diverse stelle Cefeidi, costruendo il primo gradino della scala delle distanze cosmiche (https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_delle_distanze_cosmiche) che avrebbe presto permesso agli astronomi di tracciare il cosmo ben oltre il nostro "vicinato" stellare locale.
La capacità di misurare la distanza di fonti lontane e di esaminare la loro composizione ha causato una serie di scoperte a catena negli anni '20 e '30 del secolo scorso. Combinando queste osservazioni con gli sviluppi della fisica teorica del tempo, gli astronomi poterono finalmente capire i processi fisici da cui le stelle traggono la loro energia, delineare la forma e le dimensioni della Via Lattea, e stabilire che il Sole non è al centro della nostra Galassia, ma più alla sua periferia. La misurazione delle distanze ha portato alla straordinaria rivelazione che ci sono innumerevoli altre galassie oltre la nostra Via Lattea e che l'intero Universo è in espansione.
Astrometria al bivioLa pratica della moderna astrofisica era iniziata, innescando lo sviluppo di una varietà di nuovi campi e tecniche con i quali indagare il cosmo. In questo turbinio di attività, la venerabile pratica dell'astrometria - la misura delle posizioni stellari nel cielo - aveva fatto pochi passi in avanti. Aumentare precisione e sensibilità degli strumenti non era più sufficiente a ottenere maggiore precisione nelle posizioni stellari. Le misurazioni sembravano aver raggiunto il loro limite.
La turbolenta atmosfera della Terra rappresentava un enorme ostacolo. L'atmosfera degrada la qualità delle immagini astronomiche acquisite da telescopi terrestri, limitando la precisione astrometrica. Rumore aggiuntivo viene introdotto da distorsioni nella struttura fisica del telescopio, causate dal suo peso e dalla risposta termica dell'osservatorio e del telescopio stesso. La combinazione di questi fattori ha impedito agli astronomi di raggiungere misurazioni più precise di un centesimo di arcosecondo. Ciascun telescopio terrestre è soggetto a retrizioni a causa della limitata porzione di cielo che può raggiungere, e unire gli sforzi di diversi osservatori introduce ulteriori incertezze.
Ostacolata da queste condizioni, l'astrometria basata su osservazioni da terra fece solo piccoli progressi nel XX° secolo. A distanza di decenni, gli astronomi americani Louise Freeland Jenkins e William van Altena continuarono il lavoro di Frank Schlesinger e pubblicarono versioni estese del suo catalogo. Il catalogo di Jenkins è stato completato nel 1950 e comprendeva circa 6.000 stelle, mentre quello di van Altena, del 1995, conteneva oltre 8.000 stelle. Ma la loro precisione non era significativamente migliore di quella raggiunta da Schlesinger molti anni prima, essendo questi rilevamenti limitati entro un raggio di poche decine di anni luce intorno al Sole.
L'era spaziale viene in aiutoL'inizio dell'era spaziale avrebbe fornito soluzioni a tutti questi problemi, riportando l'astrometria al suo antico splendore. Ancora prima che il primo satellite fosse immesso con successo in orbita nel 1950, gli astronomi stavano prendendo in considerazione i numerosi vantaggi che avrebbero fornito delle osservazioni con telescopi spaziali.
Un telescopio spaziale avrebbe visto più stelle, e le avrebbe viste meglio. Da una posizione privilegiata in orbita attorno alla Terra, i telescopi spaziali effettuano le loro osservazioni da sopra gli strati turbolenti dell'atmosfera, con meno interferenze dovute alla gravità terrestre e in un ambiente termicamente stabile. Tutte queste condizioni migliorano notevolmente la qualità delle immagini, che possono spaziare facilmente sull'intero cielo. Nel campo della astrometria, il primo a suggerire un telescopio spaziale dedicato per misurare le posizioni stellari fu l'astronomo francese Pierre Lacroute nel 1965.
Il progetto di Lacroute aveva una specifica caratteristica destinata all'astrometria. La sua idea traeva origine dallo strumento che l'astronomo tedesco Friedrich Bessel utilizzò per rilevare la prima misurazione affidabile di parallasse stellare, nel 1838. Bessel usò una lente tagliata a metà per eseguire misure differenziali delle posizioni delle stelle, aumentando la sua capacità di identificare modifiche nelle loro posizioni.
Immagine a lato - Pierre Lacroûte (a destra) e Michael Perryman (a sinistra). Credit: ESA - J. van HaarlemLacroute suggerì di eseguire misure differenziali di ampie porzioni di cielo. Per raggiungere questo obiettivo, il telescopio deve contemporaneamente acquisire due aree separate. Questa strategia di osservazione permette agli astronomi di stabilire un quadro di riferimento coerente su tutto il cielo e di misurare parallassi assolute, cosa che era impossibile da ottenere dalle piccole porzioni di cielo sondate dalle osservazioni terrestri. Le parallassi assolute sono molto più precise di qualsiasi misura effettuabile da terra.
Le osservazioni della missione HipparcosQuesto concetto di satellite venne chiamato Hipparcos - acronimo di HIgh Precision PARallax COllecting Satellite - che echeggia il nome di Ipparco, l'antico pioniere greco dell'astrometria. Il progetto e il concetto di missione di Lacroute sono stati ulteriormente sviluppati da un team tra cui l'astronomo danese Erik Høg, gli astronomi francesi Jean Kovalevsky e Catherine Turon, e l'astronomo svedese Lennart Lindegren. La missione Hipparcos è stata accettata nel programma scientifico dell'ESA nel 1980.
Immagine a lato - da sinistra a destra: Caterina Turon, Jean Kovalevsky, Lennart Lindegren ed Erik HøgIl disegno finale del telescopio comprendeva un "separatore di raggio" (N.d.T.: vedi beam-splitter su Wikipedia IT (https://it.wikipedia.org/wiki/Beam_splitter)) che raccoglie la luce da due diverse aree del cielo, separate da un angolo di base di 58°. Il beam-splitter dirige la luce su uno specchio primario con un diametro di 29 cm, che la focalizza sul sensore/rivelatore. I rivelatori di luce più sensibili disponibili al momento erano valvole di separazione immagini (https://en.wikipedia.org/wiki/Image_dissector), basate sull'effetto fotoelettrico - l'emissione di elettroni che un materiale emette dopo aver ricevuto specifiche lunghezze d'onda di luce.
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Specchio primario | Beam-splitter |
L'astronomo britannico Michael Perryman ha guidato lo sviluppo del progetto attraverso la costruzione del satellite negli anni '80 e ha agito come Project Scientist della missione sia fino al suo lancio, sia fino al suo completamento nel 1997. Hipparcos è stato lanciato nel 1989 e gestito per oltre tre anni, mentre le sue operazioni sono terminate nel 1993.
Il catalogo Hipparcos, pubblicato nel 1997, contiene dati su posizione, parallasse e moto proprio di 117.955 stelle con una precisione di 0,001 arcosecondi, e ha messo in grado gli astronomi di sondare distanze stellari maggiori di 300 anni luce. Questo è stato un enorme miglioramento rispetto ai cataloghi compilati da osservazioni terrestri. Il catalogo più grande, ma meno preciso, Tycho 2 contiene posizioni e moti propri di 2,5 milioni di stelle. Pubblicato nel 2000, combina i dati Hipparcos con osservazioni terrestri provenienti da ricerche più vecchie.
L'eredità di HipparcosI dati di Hipparcos hanno avuto una profonda influenza sulla maggior parte dei campi riguardanti l'astronomia. Il miglioramento della precisione astrometrica ha portato a stime molto più accurate di molti parametri stellari, dalla loro luminosità alla loro composizione chimica. Questo ha fatto significativamente avanzare la comprensione della struttura interna delle stelle e della evoluzione stellare. Con un sistema di riferimento solido e preciso, gli astronomi poterono finalmente descrivere la dinamica delle stelle negli "immediati" dintorni del sistema solare e studiare molti ammassi stellari in grande dettaglio.
Oltre la Via Lattea, le distanze stellari basate sulla misurazione della parallasse di Hipparcos hanno permesso ai cosmologi di perfezionare la calibrazione della scala delle distanze cosmiche, portando ad una stima più precisa della velocità di espansione dell'Universo e della sua età. La nuova età dell'Universo ha risolto un vecchio enigma; finalmente gli astronomi poterono dimostrare che l'Universo era più vecchio dei più antichi ammassi globulari della Galassia, ai quali, a loro volta, fu corretta l'età in base ai dati Hipparcos.
I dati di Hipparcos sono stati inoltre applicati allo studio dei pianeti extrasolari - qualcosa che non poteva essere previsto al momento della pianificazione della missione, dato che il primo pianeta al di fuori del nostro sistema solare è stato trovato solo nel 1995. Gli astronomi hanno usato i dati dal catalogo Hipparcos per ottenere limiti massimi per le masse di diversi pianeti extrasolari, confermando la loro natura, e per determinare le loro masse e per caratterizzare le proprietà delle loro stelle madri. L'applicazione dei dati di Hipparcos in questo campo ha evidenziato che le missioni spaziali di astrometria della prossima generazione, con una precisione di 1 milionesimo di arcosecondo, potrebbero contribuire significativamente allo studio di sistemi planetari oltre il nostro.
I dati di Hipparcos sono stati usati per stilare il Millennium Star Atlas (https://en.wikipedia.org/wiki/Millennium_Star_Atlas), una pubblicazione in 3 volumi con 1.548 grafici del cielo, rilasciato al pubblico nel 1997. Planetari software così come altri sistemi per la visualizzazione del cielo, tra cui Google Sky e le varie app di astronomia disponibili per gli smartphone, sono tutti basati sui dati di Hipparcos. I cataloghi Hipparcos e Tycho 2 sono ancora abitualmente usati come riferimento dai telescopi terrestri per trovare i loro obiettivi, e per la navigazione delle missioni spaziali.
Astrometria del futuroNel 2000, l'ESA ha scelto di portare la tradizione dell'astrometria nel 21
mo secolo con l'adozione di Gaia, una missione di nuova generazione avente per scopo principale la tracciaura del cielo con una precisione 100 volte più accurata di quella di Hipparcos. Gaia esaminerà sistematicamente il cielo, mappando la posizione, la parallasse e il moto proprio di un miliardo di stelle, sondando circa l'1% della popolazione stellare della Galassia. Con una precisione astrometrica di 0,00001 arcosecondi, Gaia determinerà la distanza di stelle lontane fino a 30.000 anni luce - 100 volte più lontano di Hipparcos.
In aggiunta a questa mappa stellare tridimensionale, Gaia permetterà agli astronomi di studiare le velocità delle stelle in grande dettaglio. La velocità può essere accertata combinando il moto proprio (stimato dai dati astrometrici che producono la velocità proiettata sul piano del cielo) con la velocità radiale, che è perpendicolare al moto proprio e può essere estratta dagli spettri stellari raccolti dallo spettrografo a bordo di Gaia. Con questo straordinario insieme di dati, gli astronomi potranno tracciare le precedenti traiettorie delle stelle nella Via Lattea, studiando la storia dinamica della nostra Galassia. Tornando "indietro nel tempo" nei percorsi delle stelle, acquisiranno nuove conoscenze sulla formazione della nostra Galassia.
La combinazione dei dati astrometrici, fotometrici e spettroscopici di Gaia permetterà agli astronomi di caratterizzare le stelle studiate, misurando i loro parametri fisici come massa e luminosità ed età. Sarà un censimento senza precedenti della popolazione stellare della Via Lattea.
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Serie di 106 sensori CCD in fase di montaggio | Modulo di carico di Gaia, durante la preparazione per i test termici |
Credit: Astrium SASGaia attinge al patrimonio di Hipparcos, ma sfrutta i progressi scientifici degli ultimi venti anni. Il suo equipaggiamento comprende due telescopi per acquisire due campi di cielo separati tra loro di 106,5°. Ciascun telescopio è costituito da sei specchi di varie forme e dimensioni - alcuni dei quali condivisi - che mettono a fuoco e ripetutamente riflettono la luce su una distanza complessiva di 35 metri. Alla fine, la luce raggiunge i rilevatori - una serie di dispositivi a carica accoppiata, composti da quasi un miliardo di pixel.
I rilevatori all'avanguardia installati a bordo di Gaia saranno fondamentali per compiere il più grande censimento mai realizzato della popolazione stellare della Via Lattea. Resta sintonizzato.
https://youtu.be/3vDN3yd8D_U
Guida alla nostra galassia: un viaggio virtuale, dal centro della Via Lattea ai suoi dintorni. Credit: ESA
Fonte: traduzione da ESA - Astrometry in space (http://sci.esa.int/gaia/53198-astrometry-in-space/)
...Questo terzo e ultimo post conclude finalmente la serie!